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Ghiacciaie in LESSINIA

La Ghiacciaia del maestro > Ghiacciaie e Nevere

Ghiacciaie in Lessinia
La produzione del ghiaccio è stata da sempre un’attività legata alle zone di montagna e costituiva un’integrazione al reddito per diversi nuclei familiari. A partire dal diciannovesimo secolo si assiste nella Lessinia centrale alla costruzione di nuove ghiacciaie soprattutto in prossimità delle strade, per facilitare la comunicazione ed il trasporto del ghiaccio con il fondo valle. Prende avvio da quel momento la presenza delle ghiacciaie cosiddette “commerciali” che si differenziano dalle originarie ghiacciaie “di alta montagna” costruite parallelamente alle malghe in muratura, sostituendo i covoli naturali che in tempi molto antichi fungevano da “neviere”.
Le ghiacciaie del territorio lessino hanno caratterizzato per diversi anni l'economia locale. Erano molto diffuse sul territorio sia nell'alta montagna che a quote più basse dove la temperatura nei periodi invernali consentiva ancora il gelo dei laghetti costruiti nei pressi della ghiacciaia. Nel comune di Cerro  a fine ottocento vi erano ben 24 ghiacciaie: la più alta densità di tutta la Lessinia
.              Vedi il sito - Le "giassare" della Lessinia ed il Museo Ergologico di Cerro.
           
   

Le ghiacciaie della Lessinia, per gli amatori che vogliono documentarsi, oltre ai vari siti presenti in internet, possono leggere la bella pubblicazione " Quando il freddo era una risorsa - La produzione e il commercio di ghiaccio naturale a cerro Veronese e in Lessinia" autori Bruno Avesani - Fernando Zanini. Edizioni Scaligere (1990)

Oltre a quanto presente in internet, testi e foto di questa pagina sono tratte da questa pubblicazione.

Il Lavoro del "giasarol"

Già dai tempi degli Scaligeri, ai montanari veronesi era imposta la fornitura del ghiaccio, il quale veniva utilizzato dalle famiglie nobili per la conservazione di alimenti e la preparazione di medicinali. Fu però agli inizi dell'Ottocento che il commercio del ghiaccio conobbe un incremento staordinario, per poi decrementare e scomparire nel secondo dopoguerra.
A sollecitare la produzione di ghiaccio fu l'aumentato benessere di larghi ceti della popolazione cittadina con la conseguente apertura di nuove osterie e macellerie. In risposta a queste necessità gli abitanti della Lessinia costruirono ovunque era possibile nuove ghiacciaie, a quote relativamente basse e vicine alle vie di comunicazione con il fondovalle. Si voleva così sfruttare quella nuova fonte di reddito che copriva parzialmente il crollo del mercato delle selci da acciarino.




L'idea della ghiacciaia venne agli uomini della Lessinia dopo aver notato che la neve si conservava per molti mesi nei covoli, negli anfratti tra le rocce, nelle grotte e nelle doline. Pensarono quindi di costruire un tipo di edificio particolare che svolgesse questa funzione in modo più pratico ed efficiente: la ghiacciaia (giassara). Le ghiacciaie venivano costruite in luoghi scelti con molta attenzione: dovevano esserci il posto dove creare la pozza (laghetto), che fornisse il ghiaccio, e il luogo nelle vicinanze dove aprire una cava per le pietre da costruzione.
La terra di riporto dallo scavo della buca (profonda 9-10m) in cui si costruiva la ghiacciaia, veniva utilizzata per realizzare il terrapieno a valle della pozza d'acqua. L'edificio veniva poi realizzato di forma cilindrica completamente in pietra, e coperto quasi sempre con lastre in pietra, ma anche con un cappello "a canèl", con la paglia, o con un vòlto in pietra ricoperto poi di terra.
Nella Lessinia, caratterizzata dal carsismo e quindi dalla pressoché totale assenza di acque di superficie, le pozze antistanti alle ghiacciaie dovevano raccogliere l'acqua piovana tramite un fitto sistema di canali, che poteva anche superare i due chilometri di lunghezza complessiva. Le stesse pozze venivano usate nel periodo estivo per l'abbeveraggio degli animali e per l'allevamento di carpe e tinche.
Il taglio del ghiaccio
Salvo che l'autunno fosse stato sufficientemente piovoso da riempire le pozze, tra il 15 dicembre e il 15 gennaio si provvedeva al taglio del ghiaccio (era il periodo in cui la temperatura subiva l'abbassamento più consistente).

Il ghiaccio veniva tagliato in blocchi di larghezza regolare (80cm), grazie all'uso di affilatissime scuri speciali e di arnesi che ne permettevano il dimensionamento corretto. I blocchi così ottenuti venivano posti all'interno della ghiacciaia su più strati fino a formare uno spessore di 30-50cm (il solaro). I solari venivano sovrapposti e isolati l'uno dall'atro con uno stato di fogliame, per evitare che il ghiaccio stipato diventasse un blocco unico nel periodo di conservazione.
Una volta riempita la ghiacciaia, si isolava perfettamente il tutto con uno spesso strato di pula, seguito da uno strato di foglie, rami e pietre. La ghiacciaia veniva poi chiusa quasi ermeticamente per essere riaperta all'arrivo della stagione calda.







Pozza antistante la ghiacciaia situata nelle vicinanze del centro lessinico di Bosco Chiesanuova

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